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25 November 2014 @ 03:29 pm
L'impareggiabile Scracchio  
Questa ve la voglio raccontare.
Si dice che la fortuna e la sfiga siano le due facce di una moneta e tutto quello che accade e' frutto di un banale testa o croce.
Studiare e' il dovere di ogni ragazzo... beh all'inizio, non e' che fossi entusiasta, perche' ero in quel periodo che non hai proprio voglia di passare il tempo sui libri, c'e' tanto niente da fare in giro che davvero ci provi, perche' ci ho provato; un po' per ascoltare mia mamma, il dispiacere, si il suo, ho pensato che potevo impegnarmi un po' e ho provato ma niente, cosi' ho deciso di lavorare.
Una cosa nobile no? Il ragazzo non si applica e allora di sua spontanea volonta' sceglie di lavorare nella speranza di non essere piu' un peso sul bilancio famigliare. Magari contribuisce dopo che si e' comprato il motorino per andare avanti e indietro al lavoro, qualunque esso sia (il lavoro perche' il motorino ha da essere un Fifty 50cc Malaguti nero e oro modello Ob One).
Comunque e' una sera che dico agli altri il mio proposito, a tavola davanti al cibo, manco fosse stata una profezia.
Mio padre tossisce, un colpo di tosse finto come si fa a teatro prima che cominci lo spettacolo. Mia sorella ride, mia mamma lascia cadere la forchetta ed esclama: "Ossegnu'!"
Aggiungo che domani stesso, invece che andare a scuola, proseguiro' fino all'ufficio di collocamento dove trovero' un' occupazione.
Mio padre tossisce di nuovo, mia sorella gioca con le briciole di pane, mia mamma raccoglie la forchetta, forse resiste al desiderio di infilarmela in un braccio e dice: "E cosi' non avro' mai la possibilita' di avere un figlio diplomato..."
Da notare che non ribatte ma prende la mia decisione come inevitabile, forse si e' resa conto da tempo del mio ciondolare da scaldabanchi latente, forse in qualche angolo del cervello pensa che sia meglio cosi' ma l'imbarazzo con le amiche, le colleghe si, quella che parla del figlio che e' gia' avviato verso la Bocconi, l'altra che ha affittato un appartamentino vicino al politecnico e lei che dovra' scegliere se raccontare una balla o rivelare la dura verita' sputandola fuori dai denti come un nocciolo amaro.
"Ma forse saro' io a diplomarmi!" - dice mia sorella
Mio padre ride, mia mamma le carezza la testa e dice: "Come no!" e pensa che forse sara' lei, la sua consolazione.
Comunque non e' andata male, certo mia mamma era triste ma il giorno dopo mi ha preparato la colazione e sul tavolo c'era un panino incartato nella carta gialla (Quella delle uova) e pure un biglietto: "Ti auguro di trovare un occupazione che ti piaccia altrimenti ti tocca lavorare".
Non e' che ho capito bene la frase ma immagino che passare otto ore al giorno nella lavanderia industriale, come fa lei, sia un bel mazzo.
Chissa' quante volte avra' rimpianto di non aver potuto studiare ed essere magari nell'ufficio dietro il vetro, dove non arriva odore di candeggina e il vapore della stiratrice.
Se non fosse che avevo uno scazzo-robot-transformer che ha preso a calci la tristezza mamma-inoculata sarei quasi tornato a scuola.
Il giorno dopo ho proseguito fino all'ufficio dove ad accogliermi c'era un grosso tabellone con sopra le offerte di lavoro.
Non che ci fosse molta scelta, di alcuni lavori manco capivo il significato ma alla fine ho accettato quello da sguattero piu' che altro per levarmi da li' dove c'era quella donna che mi faceva domande e scrollava la testa come fosse un prete che ascolta i miei peccati piu' neri.
E vabbe' non ho una laurea e nemmeno un diploma ma lo sa lei che Einstein e' stato rimandato di matematica? Che Dante si metteva le dita nel naso? Che i piu' grandi libri sono stati rifiutati da decine di editori prima di vedere la pubblicazione?
Questo non gliel'ho detto, non volevo sembrare spocchioso, comunque tutto e' relativo, magari io sarei diventato uno scienziato, chi poteva affermare il contrario?
Ho firmato due fogli e sono andato subito al ristorante "PECCATI DI GOLA".
Ho cominciato dal basso dove c'erano dei cumuli di patate piu' alti di me.
Con il coltello in mano mi sentivo come Davide che osserva la gigantesca ombra di Golia che si avvicina.
I piu' grandi viaggi sono cominciati con il primo passo, tipo quello della luna, e allora ho afferrato un tubero e ho cominciato a levare la buccia.
Dopo mezz'ora non sentivo piu' il braccio, mi sono pure tagliato un dito e le patate che stavano sul fondo del secchio colmo d'acqua erano solo una dozzina.
Ma con la caparbieta' di chi ha fatto una scelta controcorrente, ho continuato a nuotare come una specie di salmone armato che tra l'altro si poteva difendere dagli orsi. Piu' passava il tempo, piu' riuscivo ad essere veloce.
Alla sera gia' riuscivo a pelare le patate senza mai staccare la lama dalla superficie. Ai miei piedi si formavano sottili serpenti finche' alla sera, seduto sulla cima del mucchio di patate, mi sentivo un esausto fachiro incantatore.
La paga era buona e in poco tempo ho cominciato ad occuparmi di altro, lavaggio pentole, pulizia pavimenti, addetto spazzatura e lavori di fatica.
Nei giorni non vedevo che il retro della cucina e quest'ultima mi appariva come un miraggio, il ristorante poi e' un luogo leggendario a cui riuscivo a dare forma solo se spremevo la fantasia.
Passavano i mesi, i camion dei fornitori e si consumavano le spugne sul fondo ruvido delle padelle.
Un giorno, un virus particolarmente nefasto, costringe a casa meta' del personale.

E' un sabato pomeriggio quando ricevo la telefonata dello chef. Non mi chiede se me la sento di dedicarmi ad incombenze piu' specifiche. E' un emergenza che non prevede rifiuti, mi devo recare al ristorante un'ora prima del solito.
La mia vita cambia non appena butto giu' il telefono perche' quella sera la passo in cucina a badare ai sughi e poi ad aiutare con le salse, a mescolare, tritare, girare, sbollentare, friggere e lessare.
Faccio quello che mi chiedono cercando di essere rapido, seguo il ritmo degli altri che si muovono di concerto come dita sopra i tasti di un pianoforte. E cosi' quando e' finita l'emergenza non sono piu' tornato nel retro, non ho avuto nemmeno il tempo di dire addio alle patate perche' ho cominciato a far sul serio.
Lavoro in cucina come cuoco e al pomeriggio, su consiglio dello chef, ho cominciato a seguire un corso avanzato di cucina.
La faccio brev: quell'uomo mi ha preso davvero in simpatia, forse si rivede in me, forse non ha di meglio da scegliere ma ben presto mi son messo in testa un cappello simile al suo. Ho cominciato a inventare nuove ricette che sono presto diventate il fiore all'occhiello del ristorante, le mie invenzioni ardite hanno cominciato a scuotere la cucina  tradizionale.
Quando un giorno arriva un adetto della rete per propormi di partecipare ad una trasmissione televisiva non mi stupisco, devo fare il giudice in una specie di gara culinaria.
Devo essere spietato, scortese e antipatico e trovarmi un nuovo nome, Salvatore Gentili non e' adatto.

Ecco come sono diventato il Celebrity chef "Scracchio".
Da quel giorno Non mi occupo piu' di cucina, mi alleno davanti allo specchio per ottenere uno sguardo perfido e intenso, ripeto le parolacce scritte sul copione, assaggio un intingolo preparato da un concorrente e lo sputo sul pavimento con una faccia schifata.
Questo e' importante, incrociare le braccia, guardare fisso nella telecamera, sputazzare ogni dove.
Guadagno bene e decine sono i brand che mi contattano per collaborare.
Il mese scorso mi hanno chiesto una ricetta nuova, ho preso una patatina, ci ho messo sopra la maionese del tubetto, una foglia di aneto, una spruzzata di salsapariglia e poi me la sono ficcata in bocca con un espressione da orgasmo sublime.
Sono finito su tutti i canali e i manifesti della citta'.
"Perche' chi osa crea..." - ho detto e la frase e' finita sulla copertina del mio terzo libro.
A proposito, venerdi' prossimo lo presento alla libreria "La Fenice" di corso Montegrappa ma non vi aspettate che vi tocchi una copia autografata, al massimo uno sputazzo.
Prosit
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