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03 December 2014 @ 10:13 am
Ics Files Il caso vecchia fiamma (2)  


Max si sveglia, e' seduto sulla sedia, i gomiti appoggiati alla scrivania, una striscia di scotch gli cinge la testa ed e' fissata all'attaccapanni, il sottile nastro trasparente e' il responsabile della sua posizione di equilibrio.
"Cosa mi e' successo?" - balbetta sbattendo gli occhi infastiditi dalla luce
"Oh ti devi essere addormentato!" - dice Jelly
"Uh, beh, si, a volte mi capita mentre sto pensando ai misteri..."
"Appunto" - aggiunge la donna che e' intenta a limarsi le unghie
"Ma questo scotch? Vuoi dire che prima di addormentarmi mi sono fissato per non cadere?" - chiede mentre lo stacca dalla fronte.
"Si, possibile, ne fai tante di stranezze... sai ci son quelli che prima di dormire si fanno un bicchierino di Gin e tu invece ti sei dato allo scotch..."
"Si possibile, in effetti e' una tradizione di famiglia, ti ho mai parlato di mia nonna?" - chiede poi
"Quella che beveva la grappa?" - risponde Jelly
"No quella che abitava nel Connecticut e siccome li' tira un vento bestiale e ci sono tornadi che arrivano quando meno te lo aspetti, sai cosa faceva quando voleva sedersi sulla seggiola a dondolo sotto il portico a sferruzzare?"
"Si metteva dei sassi in tasca?"
"Jelly, questa e' una grande idea ma lei invece aveva messo sul sedile numerose strisce di velcro e altrettante sul fondo delle braghe.
Sai quel velcro potentissimo che usano alla NASA per attaccare i serbatoi allo Shuttle..."
"Sicuro Max che usino il velcro?"
"Certo che si, figurati che mia nonna ha resistito ad ogni genere di cataclisma, volavano semafori, mucche, tetti ma lei continuava beata a sferruzzare i calzini che poi mi regalava puntuale per Natale..."
"Che cara vecchina..." - dice Jelly
"Eh si, e pensa che quando e' morta l'hanno dovuta seppellire dentro la custodia di un pianoforte a coda perche' non c'era modo di staccare la sedia..."
"Capisco" - dice Jelly che ha spento il cervello da un po'.
"Comunque il velcro lo hanno ideato gli alieni, tanto per dire qualcosa in tema con il mio personaggio e pensa un po', ho un magnifico racconto su questa macchia che ho sulla camicia, sei pronta ad ascoltare Jelly?"
"Max me ne hai parlato prima di dormire di quella macchia, ricordi? Ti ho detto che a me ricordava un capibara..."
"Ah si, giusto, ma non ti ho di certo parlato di Nathalie Edwards che ho visto ieri sera quindi preparati ad una storia epica, altro che quelle
storiuccole che leggi sulle tue riviste!"
Jelly tira fuori dal cassetto le cuffiette, le infila nelle orecchie, fa partire la musica e poi, gridando, dice: "PUOI COMINCIARE QUANDO VUOI!!" e Max comincia.

"Quando la vidi quel giorno a scuola capii che il grande intrallazzatore che sta lassu', mi aveva messo davanti l'occasione della vita.
In quel periodo passavo le giornate nella disperazione e nel ricordo della mia sorellina rapita dagli alieni, certo giocavo ai videogiochi, avevo le riviste sconce sotto il letto e mi inventavo teorie per spiegare i misteri piu' misteriosi.
Fu piu' a meno a quell'epoca che elaborai la teoria della grande sorella, se esisteva un grande fratello (il che era tutto da provare) non poteva essere di certo figlio unico.
E allora se lui osservava che cosa veniva acquistato, lei origliava da dietro le porte, apriva la corrispondenza con il vapore e metteva in giro
pettegolezzi.
La grande sorella poteva essere tenuta a bada solo da decine di studenti adolescenti dei quali adorava schiacciare brufoli e punti neri.
Comunque arrivo' il giorno in cui cominciai l'universita'. Mio padre aveva insistito a lungo affinche' io andassi ad Harvard ma io non ci sentivo,
non sarei mai diventato un mago e poi ero certo che al binario 9 e tre quarti avrei preso una terribile facciata nel muro.
Dunque mi iscrissi alla vicina universita' dove mi ritrovai a dividere lo stipetto con una creatura leggendaria.
Forse furono i miei occhi di ghiaccio, la mia espressione che molti paragonano a quella di un cavallo da giostra, ma la ragazza si indispetti'.
"Cosa hai da guardare?" - mi disse
Io allungai una mano nello stipetto perche' mica sapevo che avrei dovuto dividerlo con qualcuno e avevo gia' appeso il poster di Kosciona Tettegigans, una ragazza che si mostrava sempre per quello che era anche se io ero convinto possedesse anche un fior di cervello. Una che aveva il cognome latino non poteva che essere super intelligente. In ogni caso non volevo sembrare subito il classico ragazzo nerd che sbava non appena vede pochi centimetri di pelle nuda e cosi' cercai di strappar via il poster prima che la ragazza lo vedesse ma nonostante gia' a quell'eta' possedessi i riflessi di un coguaro, non riuscii nell'intento perche' lei chiuse lo sportello e mi colpi' la mano....
Il dolore mi fece vedere le stelle, alcune costellazioni e stavo per scoprire un pianeta abitabile simile alla terra quando lei disse:
"Ohh scuuuuuuusa!" con quella "U" che pareva il suono di una sirena installata sopra un autoambulanza rosa con le portiere ricamate e graziose tendine appese ai finestrini.
La mia mano era diventata come una tartaruga sopra la quale un camion aveva fatto manovra ma feci finta di nulla.
Faticai un poco a infilarla in tasca ma approfittando del momento con l'altra mano afferrai il poster, ne feci una palla e me la ficcai in bocca prima che lei potesse battere un ciglio.
"Scusa non l'ho fatto apposta" - disse poi
"Comunque non ho visto il poster che era appeso e non ho pensato che mi fosse capitato il solito nerd sfigato che sbava non appena vede pochi centimetri di pelle nuda" - aggiunse
"Bene, non si era accorta di nulla..."
Avrei voluto presentarmi ma la carta del poster era piu' coriacea di quanto avessi immaginato, cosi' allungai solo la mano che lei afferro'accompagnando il gesto con la sua soave, celeste, soprannaturale, mistica, suadente voce che diceva: "Piacere, Nathalie Edwards".
(continua)

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